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Difesa Personale, aspetti psicologici

Difesa Personale, aspetti psicologici

Sono sempre in continua ricerca di nuovi spunti e di nuovi stimoli in quanto ho sempre ritenuto che umiltà e voglia di conoscere siano la prima caratteristica di un buon praticante di Arti Marziali.

Quando si decide di intraprendere un Percorso Marziale, si decide di Diventare Maestri di Se Stessi.

 

Nelle mie continue ricerche mi sono imbattuto nel sito Psicofarm amministrato dal Dott. Giorgio Spennato (Psicologo Clinico Forense; Specializzando in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale; Referente IKMI in materia di Psicologia e Criminologia) ed ho trovato molto interessante ed attinente al Bolg un suo articolo sulla Psicologia della difesa personale che mi ha autorizzato a condividere

La psicologia dell’autodifesa: aspetti psicologici e comportamentali

La psicologia dell’autodifesa rappresenta un aspetto del pensiero e del comportamento umano caratterizzato da processi complessi che sarebbe semplificato e pericoloso da analizzare con mere descrizioni categoriche. Quando parliamo di psicologia dell’autodifesa, includiamo tutti gli aspetti del combattimento in un’unica definizione. 

Per combattimento si intende: attacchi fisici di ogni forma, caratterizzati da “pura violenza e aggressioni animali”.

 

In questo articolo, non descriveremo ogni aspetto dell’aggressività fisica tra gli esseri umani, ma cercheremo di evidenziare l’importanza di un corpo e di una mente preparati per la lotta violenta.

 

Questo ci riporta a quanto affrontato negli ultimi articoli pubblicati

La psicologia dell’autodifesa: l’impatto della violenza

Quando la violenza ci coinvolge i suoi effetti possono essere devastanti e, se non siamo preparati, ci devasta due volte.

La prima volta accadrà con l‘attacco fisico, se non saremo in grado di proteggerci.

Ma peggio ancora, se riusciremo a sopravvivere, la violenza subita ci distruggerà una seconda volta in quanto saremo psicologicamente abbattuti.

In psichiatria e psicologia si definisce il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) come un complesso di disagio psicologico inefficace risultante da un evento traumatico o violento (DSM-V). Se non siamo mentalmente e fisicamente preparati a proteggerci dalla violenza, possiamo sviluppare la malattia. Se le nostre menti non sono adeguatamente preparate, saremo intrappolati in una dimensione traumatica caratterizzata da ansia e tensione perenni.

Questa mentalità annullerà ogni aspetto della nostra vita, diventando vittime perenni del conflitto con i predatori.

Questo succede in particolar modo a chi nega la possibilità di incontrare la violenza, succede a chi non ha il coraggio di affrontarla e sceglie di negare il percorso. La negazione ci protegge dalla violenza quotidiana e ci dà ottimismo sul fatto che non ci accada. 

Ma come reagiamo quando la incontriamo? Come reagiremmo se l’abbiamo sempre negata, pensando che non esistesse? Saremo distrutti, se non fisicamente, psicologicamente. La negazione ci rende vulnerabili e preda dei predatori. La preparazione fisica e psicologica diventa importante per affrontare al meglio con un’adeguata formazione sia in termini di prevenzione che all’indomani dell’aggressione e del combattimento per gestire il post-trauma

La gestione dell’ansia da combattimento

Quando si parla di combattimento reale non parliamo di combattere in un ambiente controllato, come in palestra, dove sappiamo che l’intento del nostro avversario non è quello di farci del male. Parliamo di situazioni in cui non c’è controllo, non si conoscono le intenzioni dell’avversario e si affronta solo pura violenza.

 

Con ansia da combattimento trattiamo di morbosa sensazione di angoscia generalizzata: una paura irrazionale e incontrollabile che colpisce la maggior parte delle persone, ovvero la violenza tra le persone. Tutti abbiamo fobie specifiche, alcune dei serpenti, alcune delle altezze, alcune del parlare in pubblico e così via. 

La violenza umana spaventa fortemente tutti, ciò viene definita fobia umana universale.

Un corpo che conosce le tecniche di autodifesa, un corpo preparato, è un’arma che potrebbe non funzionare se non riusciamo a controllare le nostre emozioni, come ansia e paura. Durante l’aggressione, se l’ansia si trasforma in panico, può paralizzarci e diventare il nostro peggior nemico, peggio dell’avversario che vuole colpirci. Il cuore batterà sopra i 145bpm, batterà così velocemente che il cervello esaurirà l’ossigeno, le mani tremeranno e i pensieri si deterioreranno, il che significa che smetteremo di pensare. Diventiamo paralizzati dalla paura e diventiamo vittime passive. (ho parlato nello specifico di questo argomento qui).

Come più volte sottolineato nel Blog:

Chi vende tecniche di autodifesa o corsi di addestramento senza considerare gli aspetti psicologici del combattimento e dell’aggressione violenta sta commettendo un grave errore. (Vedi AM e realta)

Non solo sottovaluta un aspetto fondamentale della difesa, ma ci fornisce anche una formazione incompleta e di conseguenza pericolosa.

Psicologia della difesa personale: una preparazione completa

Studiare le tecniche di difesa personale ci consente di avere strumenti pratici e sviluppare la memoria muscolare che, in casi estremi, può salvarci la vita. Allo stesso tempo, la comprensione della psicologia dell’autodifesa diventa una priorità per una migliore gestione della fobia del combattimento violento. Parlando di autodifesa, parliamo di preparazione psicofisica, che fornisce l’accesso a tecniche efficaci per neutralizzare gli aggressori da un lato e l’accesso e la comprensione dei nostri processi emotivi e cognitivi legati al combattimento dall’altro. Pertanto, abbiamo bisogno di corpi forti, menti forti, buona gestione emotiva e conoscenza delle menti criminali.

“Per difenderci e combattere i criminali, dobbiamo studiare i criminali

Alcune psicodinamiche dei criminali

I criminali non scelgono le loro vittime a caso, come in natura scelgono la preda più facile da sopraffare in un gruppo.

 

Da uno studio condotto sulla criminalità violenta condotto su persone agli arresti, accusati di violenza estrema, percosse, tortura, omicidio è emerso che la maggior parte di loro ha riferito di aver selezionato accuratamente le proprie vittime sulla base di valutazioni di comportamenti passivi, vulnerabili, insicuri e persone facilmente soggiogate. Il predatore conosce il linguaggio del corpo, sa valutare quando si trova in presenza di una vittima facilmente sottomessa, lo capisce. 

I criminali fanno una rappresentazione mentale di come stanno andando le cose prima di commettere violenza e non si aspettano una risposta antiviolenza

Conoscere i processi mentali del predatore ci agevola nel processo difensivo

Le persone che usano la violenza spesso hanno molta confidenza con la violenza stessa. Sono abituati, questo è un elemento a loro favore che li pone in una posizione dominante e vantaggiosa. Ecco perché un criminale di strada in molte situazioni può avere la meglio contro un istruttore di arti marziali, è abituato allo stress psicologico del combattimento. Sa’ che la violenza e l’ansia non lo fanno andare in panico, quindi è più facile per lui ricevere aiuto durante i litigi.

Per apprendere l’arte del combattimento di strada e sapersi realmente difendere dalla violenza, è necessario seguire un corso di autodifesa che tenga conto sia degli aspetti fisici (tecniche efficaci, simulazioni realistiche, esercizio sotto pressione, ecc.) e aspetti psicologici (Il processo di paralisi o mobilitazione delle difese, metodi di gestione delle situazioni pericolose, conoscenza emotiva, linguaggio verbale e non verbale per la prevenzione, ecc.).

L’importanza della difesa personale

In questo articolo, sono state analizzati solo alcuni degli aspetti psicologici e comportamentali che stanno dietro l’arte del combattimento. La nostra intenzione non è quella di ispirare i lettori a usare la violenza, perché ricordiamo che ogni confronto, voluto o meno, porta danni fisici, psicologici e legali .

Il nostro obiettivo è sensibilizzare la ricerca sulla psicologia dell’autodifesa che tenga conto dell’importanza degli aspetti psicologici. Mente e corpo sono inseparabili, una preparazione completa alla difesa personale deve coinvolgere entrambi.

Consideriamo una citazione di George Barton:

“Più suderai in addestramento, meno sanguinerai in battaglia”

Questa massima ci insegna che tutto ciò di cui abbiamo bisogno per neutralizzare e fermare la violenza, deve essere imparato precedentemente. Interiorizzalo davvero in modo da poterlo utilizzare in situazioni stressanti come un’aggressione violenta. Se non siamo preparati a livello globale, durante il combattimento saremo in grado di bloccarci in quella che è definito una condizione nera, sperimentare distorsioni uditive e sensoriali, sviluppare un fenomeno chiamato “visione a tunnel” e inabilitare le capacità motorie fini (chiamare ad es. un semplice numero di emergenza su un telefono cellulare può diventare estremamente difficile).

La mentalità del combattimento

Per aggirare il fatto che la mente può perdere il controllo del corpo è importante allenarsi a gestire il corpo tramite la mente. Le nostre armi per difenderci dagli aggressori sono le abilita fisiche e mentali, in mancanza di alternative vanno sfruttate, occorre fidarci del proprio istinto, combattere o scappare, l’importante è reagire e non restare paralizzati.

Ansia e il panico, come affrontarli e curarli

Il Dott. Spennato in seguito fa riferimento all’articolo “bloccare l’ansia con la respirazione” , dove si parla di una particolare tecnica che consente di intervenire su una parte del corpo che segue regole involontarie, una tecnica che consente di bloccare l’ansia e la paura, il tremore delle mani, diminuire la frequenza cardiaca. Si fa riferimento a quella che in ambito militare viene definita la respirazione tattica di cui ho già accennato, utile per gestire gli stati di ansia.

Un esperienza personale

Non di recente ho dovuto gestire il mio primo attacco di panico…ansia. Era una tranquilla giornata estiva al mare e come mia abitudine stavo facendo una nuotata a largo usando la sola maschera con l’obbiettivo di raggiungere la boa segnaletica (circa 300mt dalla riva). 

A pochi metri dalla boa, non so ancora per quale motivo, sono entrato in panico, forse la distanza, la profondità dell’acqua e la scarsa visibilità, fatto sta che ho pensato di affogare senza che qualcuno avesse potuto soccorrermi. La parte consapevole di me si è attivata ed ha iniziato a convincere l’altra parte di me che non cera motivo di andare in panico, sono un buon nuotatore, sono in buona forma fisica, dovevo rilassarmi e tornare a riva. Ho iniziato ad applicare la respirazione tattica e lentamente sono tornato a riva. 

Ammetto però che non è stata una sensazione piacevole che in seguito mi fece montare anche rabbia.

Conclusioni dell’autore Dott. Spennato

L’arte del combattimento e la difesa personale da un lato consentono di migliorare la struttura muscolare, i riflessi, la capacità di difendersi; dall’altro consentono di intervenire indirettamente, attraverso il corpo, sulla struttura della personalità. È quindi qualcosa di estrema importanza sociale e personale.

 

Un buon corso di formazione sulla difesa personale, oltre ad insegnare a combattere è finalizzato a renderci persone migliori. Diventa prioritario a tale scopo anche lo studio della psicologia della difesa personale. Tutti conosciamo, l’effetto positivo che lo sport ha nei confronti della salute fisica e mentale: è un modo indiretto d’intervenire sugli aspetti psicologici della persona, enfatizzando e potenziando le risorse positive, debellandone gli aspetti dannosi. Nell’articolo Psicologia del Combattimento, parleremo di alcuni profili psicologici e comportamentali delle persone, in merito al combattimento e alla violenza, paragonandoli metaforicamente a tre tipi di animali.

 

Possiamo scegliere la strada della negazione della violenza e se sfortunatamente ci toccherà, saremo sopraffatti. Possiamo scegliere anche la strumentazione negativa della violenza per un beneficio disfunzionale. In fine, possiamo scegliere di studiare la violenza e l’arte del combattimento per imparare a difenderci quando la violenza si presenterà alla nostra porta.  

Conclusioni

In questo interessante articolo di Psicoform si affronta l’argomento che ritengo il cuore della Difesa Personale ed è stato per me lo scopo della creazione di questo Blog.

 

Non è molto che sono stato a presentarmi e propormi in una palestra per un corso sulla difesa personale, il titolare come prima domanda mi chiede che tipo di Difesa insegno facendo riferimento al Krav Maga.

Il che mi ha fatto sorridere! Qualche anno fa difesa personale si collegava al Wing Chun oggi viene collegato al KM, purtroppo entrambe sono valide arti marziali ma questo non fa automaticamente di loro un’arte per la difesa. Imparare delle buone tecniche senza conoscere gli aspetti psicologici del combattimento reale può essere inutile e pericoloso. Ci si può illudere di essere dei buoni combattenti grazie al lavoro in sicurezza nelle palestre e diventare facili vittime per la strada semplicemente perché la nostra mente è andata in blocco ed il nostro corpo non reagisce come avremmo voluto.

Possiamo far finta di nulla sperando che la violenza non ci tocchi mai da vicino ma se decidiamo di volerci imparare a difenderci non dobbiamo affidarci al caso, non dobbiamo scegliere un corso solo perché’ le tecniche proposte sono spettacolari o perché sembrano violente e quindi efficaci.

 

Come spiegato nel mio primo articolo arte marziale non vuol dire difesa personale o come dico io

LA DIFESA PERSONALE NON È SOLO UN ARTE MARZIALE

 

Il mezzo più importante per sopravvivere a uno scontro mortale non è né l’arma né le abilità marziali. 

Lo strumento principale è la “mentalità da combattimento. 

(Col J. Cooper)

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