Read or Jump On
PERCHÉ FISSARSI SULLA VITTORIA PUÒ SABOTARE LA TUA PERFORMANCE
INTRODUZIONE
Ecco un articolo che non so bene dove collocarlo, si fa per dire, perché non andremo a parlare di tecniche fisiche per il combattimento e la difesa personale ma nemmeno di come allenarci fisicamente, parliamo invece di un metodo principalmente psicologico per migliorare le tecniche di combattimento e acquisire fiducia in noi stessi sotto pressione.
Il metodo illustrato in questo articolo si sposa con i principi di Bruce Lee e del combattimento orientale (Kung Fu e Bushido).
Emanuele col suo metodo flow e riuscito a definire i codici di attivazione e creare un metodo per ottenere il flow.
In psicologia, il flusso (in inglese flow), o esperienza ottimale (spesso citato come trance agonistica nel linguaggio sportivo), è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività.
PREFAZIONE

Il Jeet Kune Do
Tra i principi del Jeet Kune Do, e del combattimento orientale (Kung Fu) si fa spesso riferimento a:
“be water my friend” cit. Bruce Lee
La celebre espressione “Be water, my friend” è una metafora filosofica associata a Bruce Lee, utilizzata per descrivere un atteggiamento mentale basato su adattabilità, flessibilità e libertà dai condizionamenti. L’idea centrale è quella di imparare a muoversi nella vita con la stessa naturalezza dell’acqua: capace di cambiare forma a seconda delle circostanze senza perdere la propria natura.
Principi fondamentali della filosofia “Be Water”
Adattabilità e flessibilità
L’acqua può scorrere lentamente, fluire con continuità, cadere goccia dopo goccia o esercitare una forza sorprendente. Allo stesso modo, una persona dovrebbe essere in grado di adattarsi ai cambiamenti e alle situazioni impreviste, mantenendo elasticità mentale e determinazione.
Liberare la mente dai limiti
Questo approccio suggerisce di abbandonare schemi mentali rigidi, pregiudizi e convinzioni limitanti. Diventare “senza forma” significa essere pronti a reagire in modo spontaneo e consapevole a ciò che accade.
Equilibrio e naturalezza
L’acqua scorre seguendo il proprio corso in modo semplice e armonioso. In questa immagine si riflette l’idea di agire con equilibrio, senza forzature, lasciando che le azioni nascano in modo naturale.
Il contesto dell’idea
Questa riflessione fu resa popolare durante una nota intervista televisiva del 1971, nella quale Bruce Lee illustrò il suo modo di intendere le arti marziali e l’atteggiamento mentale necessario per affrontare la vita. In quell’occasione spiegò che l’acqua può essere morbida e adattabile, ma allo stesso tempo possiede la forza per erodere o spezzare ciò che appare più duro.
In sintesi, il messaggio invita a non irrigidirsi davanti agli ostacoli, ma ad affrontarli con flessibilità, trasformando le difficoltà in opportunità di crescita.

Il Bushido
“no mente” Mushin cit: L’ultimo samurai
Nel contesto del Bushido, la tradizione etica dei samurai, il concetto di “no mente” è espresso dal termine giapponese Mushin (無心). Questa idea non indica una mente vuota o priva di pensieri, ma uno stato mentale di lucidità totale e presenza. In tale condizione la mente non è appesantita da paura, esitazione o attaccamento a un’idea precisa, permettendo una risposta immediata e naturale agli eventi.
Principi fondamentali del Mushin nel Bushido
Azione spontanea e immediata
Il guerriero coltiva una condizione mentale in cui l’attenzione non resta bloccata su un singolo pensiero. In questo modo il corpo può reagire con rapidità e naturalezza alle situazioni, senza che l’analisi razionale rallenti l’azione.
La metafora della “mente come acqua”
Un’immagine spesso collegata a questo principio è quella del Mizu no Kokoro, ovvero una mente limpida e tranquilla come la superficie di uno specchio d’acqua. Quando la mente è calma, riesce a riflettere la realtà in modo chiaro e senza distorsioni.
Superare ego e paura
Nel Mushin si cerca di ridurre l’influenza dell’ego, del timore e dei dubbi. Questi elementi, nella tradizione dei samurai, erano considerati ostacoli che potevano compromettere la lucidità e l’efficacia durante il combattimento.
Uno stato di “flusso”
Dopo anni di pratica e disciplina, le tecniche apprese diventano parte integrante del praticante. In questo stato, le azioni emergono in modo spontaneo e istintivo, senza uno sforzo mentale consapevole.
Applicazione oltre le arti marziali
Sebbene il Mushin sia strettamente collegato alle arti marziali, il suo significato può essere applicato anche nella vita quotidiana. Mantenere una mente libera da tensioni e preoccupazioni permette infatti di affrontare le situazioni con maggiore chiarezza e equilibrio.
In sintesi, il concetto di “no mente” descrive una condizione di consapevolezza aperta e senza ostacoli interiori: una mente vigile e calma che, quando necessario, si traduce in un’azione spontanea ed efficace.

Nel suo libro Emanule affronta con un linguaggio diretto argomenti che la psicologia tradizionale spesso trascura
Ho personalmente trovato molto interessante gli esempi che Emanuele utilizza, tra atleti famosi e personaggi cinematografici diventati leggende e mi ha colpito il Cap.12 dove definisce il significato di Guerriero (segue un estratto):
Essere un guerriero non significa semplicemente possedere forza fisica o suscitare timore negli altri. Piuttosto, implica la capacità di esprimere un equilibrio interiore tra diverse qualità che, insieme, danno vita a una presenza forte, carismatica e pienamente consapevole.
Secondo questa prospettiva, l’essenza del guerriero nasce dall’integrazione di tre energie fondamentali:
- Tenerezza e capacità di adattarsi, che permettono di restare sensibili, aperti e flessibili nelle relazioni e nelle situazioni della vita.
- Ferocia, intesa come determinazione, coraggio e forza nell’affrontare ostacoli e sfide.
- Giocosità, ovvero la capacità di mantenere leggerezza, creatività e spirito vitale anche nei momenti più impegnativi.
L’armonia tra queste tre dimensioni contribuisce a creare una personalità equilibrata, capace di unire forza, sensibilità e vitalità.
Il libro di Emanuele è stato recensito da una persona che stimo in particolar modo: Master Clod di cui è possibile leggere un interessante articolo qui sul sul concetto di Difesa Personale
Claudio Alberton ha scritto:
Quando ho letto le prime pagine ho capito che non era un testo qualsiasi…
…non è un Manuale tecnico, non è una raccolta di colpi…è un opera viva, un percorso interiore…
Emanuele esplora ciò che accade dentro l’atleta…Ogni capitolo è un invito a guardarsi dentro…
Mi ha dato strumenti nuovi per osservare me stesso, i miei atleti…
Questo libro non è per tutti…
Se lo avessi letto vent’anni fa, avrei migliorato enormemente il mio modo di allenare.
Parole che scritte da un fighter e Coach di esperienza come Master Clod fanno riflettere.
EMANUELE ZANELLA
Sono diversi anni che sono in contatto con Emanuele ed in passato cercai anche di invitarlo in uno degli eventi che organizzavamo con la asd FightZone.
Emanuele è un Coach-Analogista, specializzato nel potenziamento delle performance fisiche e mentali. Lavora nell’ambito sportivo da 25 anni, ha codificato il Metodo Flow che ti permette di ottenere il massimo risultato con minimo sforzo accedendo alla forza dell’istinto in modo naturale. Le sue potenti tecniche e le sue strategie efficaci hanno permesso ai suoi atleti di surclassare mentalmente gli avversari conquistando, in molti casi, il titolo di campione.
Ha lavorato con tantissimi atleti campioni come Cristian Faustino, Domenico Valentino, Claudio Conti, Nicola Severi e molti altri, aiutandoli a vincere. (Come si può leggere qui)

Nell’articolo che segue l’autore Emanuele Zanella, ha riassunto i concetti del Metodo Flow, ovviamente per un maggior approfondimento rimando alla lettura del suo libro.
OBIETTIVI E FLOW: PERCHÉ FISSARSI SULLA VITTORIA PUÒ SABOTARE LA TUA PERFORMANCE
Emanuele Zanella
Nel mondo della formazione sportiva c’è una frase che si ripete ovunque:
“Devi voler vincere a tutti i costi.”
Sembra potente e motivante, ma sotto pressione, questa frase può diventare un veleno sottile.
La cultura della performance ci ha insegnato che per ottenere risultati servono obiettivi chiari, visualizzazioni, dialogo interno positivo, mantra ripetuti allo specchio. E in parte è vero: senza una direzione, non si va da nessuna parte.
Ma c’è un momento preciso in cui l’obiettivo, se non viene lasciato andare, si trasforma nel tuo peggior nemico perché appesantisce la tua mente e ti fa sconnettere dal tuo corpo perché pensi troppo.
L’obiettivo serve… fino a un certo punto
Definire un obiettivo è fondamentale nella fase di preparazione.
Ti aiuta a organizzare il lavoro, a superare la fatica, a mantenere disciplina.
Vuoi vincere un torneo?
Perfetto. Allenati in funzione di quello.
Ma quando sali sul ring, quando l’azione inizia… l’obiettivo deve sparire dalla tua mente, e deve rimanere solo la tua intenzione centrata sul tuo interno, e non più al tuo esterno.
Se mentre combatti continui a ripeterti:
- Devo vincere
- Devo colpirlo
- Non posso perdere
- Sto sbagliando
hai già perso fluidità.
Il tuo sistema nervoso si irrigidisce, i muscoli si contraggono, la mente pensa senza sosta e il corpo diventa prevedibile.
Inizi a cercare l’avversario e caricare i colpi, sprecando energie per nulla, perdendo cosi sicurezza e naturalezza, e ovviamente fiato.
IL PARADOSSO DELLA PERFORMANCE
C’è una legge che pochi hanno il coraggio di dire:
Per ottenere qualcosa, devi smettere di volerlo in modo ossessivo.
Quando ti aggrappi al risultato, crei tensione, perdi velocità, timing ed efficacia.
Il colpo del KO non è quasi mai quello pianificato, anzi, è quello che nasce nel vuoto, cioè quando non è pensato.
Nel momento in cui il corpo agisce senza interferenze mentali.
Questo è Flow.
Non è magia, è assenza di rumore interno mentale, chiamato anche “stato no-mente”.
OGNI PENSIERO LASCIA UNA TRACCIA
Immagina di essere sul ring e di pensare:
“Adesso lo colpisco.”
Nel momento stesso in cui lo pensi:
- Le spalle si irrigidiscono.
- Il respiro cambia.
- Il micro-movimento anticipa l’azione.
L’avversario non può leggere quello che nemmeno tu “scrivi” nella mente.
La mente razionale è molto più lenta della mente inconscia, per questo quando la spegni, l’inconscio entra in azione ed elabora le azioni in modo automatico ancora prima che tu le pensi.
Quando sei ossessionato dall’idea di colpire, diventi lenti e leggibile.
Quando sei nel Flow, sei invisibile perché “spegni la mente” e agisci e basta.

NEUTRALITÀ MENTALE: LA VERA ARMA
Adesso entriamo nella Neutralità, che non significa assenza di motivazione, ma assenza di interferenza.
Hai fatto mesi di preparazione.
Hai lavorato duro.
Hai un obiettivo chiaro.
Perfetto.
Ora dimenticalo e lascia andare ogni pensiero e bisogno pesante.
Nel momento dell’azione, non devi vincere, devi esserci.
In palestra non hai l’obiettivo di vincere, sei libero, ed è quello che ti permette di performare in modo eccellente, al contrario di quando si vuole vincere a tutti i costi sul ring.
La neutralità mentale ti permette di:
- Non trasmettere segnali leggibili
- Agire in modo spontaneo
- Restare fluido sotto pressione
- Adattarti senza rigidità
Quando la mente è piena di obiettivi, è pesante.
Quando è vuota, il corpo è leggero.
Per questo devi concentrarti solo su te stesso e basta.
Mente pesante, corpo pesante.
Mente leggera, corpo veloce.
IL RIBALTAMENTO MENTALE: UNA TECNICA PROVOCATORIA
Qui entriamo nella zona rossa.
Se l’obiettivo di vincere ti crea ansia, tensione e paura di fallire, puoi ribaltarlo.
Questa tecnica lo uso spesso con i miei atleti per esorcizzare la tensione e paura di vincere.
È molto semplice ma efficace.
Se il bisogno di vincere e la paura di perdere ti crea tensione, prova a dire la frase opposta;
- Voglio perdere.
- Voglio sbagliare tutto.
- Voglio fare una figuraccia.
Non è autosabotaggio, è un cortocircuito mentale.
Quando dichiari apertamente le tue paure, queste perdono forza.
Quando lo fai, è essenziale ascoltare le sensazioni del proprio corpo perché è li che trovi la risposta.
Se senti che il petto, plesso solare o gola si apre, si rilassa, hai fatto centro.
Se la tensione si scioglie, il corpo si rilassa e trovi lucidità.
Non perché vuoi davvero perdere, ma perché non sei più schiavo del risultato.
IL VUOTO MENTALE: CONDIZIONE D’ÉLITE
Il combattente mediocre combatte con la testa piena, che pensa di continuo.
Quello straordinario combatte con la testa vuota.
Non vuota di preparazione, ma di pensiero, aspettative e dialogo interno.
Il pensiero razionale è troppo lento per l’intuito.
Quando pensi troppo:
- Arrivi tardi.
- Esiti.
- Correggi a metà gesto.
- Ti blocchi.
Quando agisci nel vuoto mentale:
- Il corpo sceglie.
- Il timing è naturale.
- Il movimento è fluido.
- L’energia scorre senza attrito.
Questo non si ottiene con frasi motivazionali, ma eliminando il bisogno.
MOTIVAZIONE O LIBERTÀ?
Molti temono che la neutralità riduca la motivazione.
Non è così.
La motivazione serve nella preparazione.
La neutralità serve nella performance.
Prima del match, l’obiettivo ti dà direzione.
Durante il match, l’obiettivo deve dissolversi.
Se combatti pensando al punteggio, al giudizio, alla vittoria, stai già combattendo in due guerre:
- Una contro l’avversario
- Una contro te stesso
Il Flow elimina la seconda.

IL VERO POTERE
Dopo quasi vent’anni di lavoro con atleti, una cosa è chiara:
allenati con tutte le tue forze fisiche e mentali, ma una volta sul ring, devi avere la forza mentale e il coraggio di fregartene del risultato e combattere solo per il gusto di farlo.
Nessun atleta combatte per perdere, prendere botte e fare brutta figura, eppure succede di continuo.
Quando lasci andare tutti i pensieri, tutto cambia perché ti liberi dal bisogno di dimostrare e dalla paura di sbagliare.
Ricorda che se non sei disposto a perdere, non sei pronto a vincere.
La vittoria è una conseguenza, non un obiettivo da inseguire durante l’azione.
CONCLUSIONE: OBIETTIVO SÌ, MA AL MOMENTO GIUSTO
Non sto dicendo di non avere obiettivi perché senza una direzione ti perdi.
Ma c’è un tempo per costruire, e un tempo per lasciare andare.
Il vero errore non è fissare un obiettivo, è portarlo sul ring come una zavorra.
Quando non hai nulla da dimostrare, inizi davvero a esprimere chi sei, ed è lì, nel vuoto mentale che nasce il Flow.
Non dal desiderio, dalla fame o dall’ossessione, ma dall’assenza di bisogno perché quando sei libero dentro, diventi imprevedibile e pericoloso.
Questo argomento è un anticipo del mio ultimo libro “Il Metodo Flow nel Combattimento”, lo puoi trovare su tutti gli store italiani.
ADDENDUM – Rocky
Come detto inizialmente ho trovato molto interessante gli esempi che Emanuele utilizza ma in particolare sono rimasto colpito dalla sua analisi sul film Rocky III.
Nel libro Emanuele spiega la psicologia dietro la caduta di Rocky. Senza fame e tensione tutto perde valore
Ho visto pochi giorni fa il docu film Sly dove Stallone parla del film Rocky.
Il significato profondo della saga di Rocky, non risiede nella boxe, bensì nella rappresentazione della resilienza umana, della dignità e della capacità di rialzarsi dopo ogni caduta.
Secondo Sylvester Stallone, il significato profondo della saga di Rocky va ben oltre il semplice racconto sportivo. La storia del pugile di Philadelphia rappresenta soprattutto una metafora delle sfide personali, della dignità e della capacità di rialzarsi.


I messaggi principali dietro Rocky
La vera vittoria è interiore
Nel primo Rocky, il protagonista non conquista il titolo contro Apollo Creed. Tuttavia, il suo successo non dipende dal risultato dell’incontro: il vero traguardo è arrivare fino alla fine dei quindici round e dimostrare a se stesso di avere valore. Il messaggio è chiaro: anche chi parte svantaggiato può ottenere una vittoria personale.
La determinazione di non arrendersi
Uno dei temi più forti della saga è la perseveranza. Le difficoltà fanno parte del percorso, ma con impegno, disciplina e volontà è possibile affrontarle e superarle.
Autenticità e realismo
Sylvester Stallone ha scelto di ambientare la storia nella realtà popolare di Philadelphia, mostrando la vita dura dei quartieri operai. Questo realismo contribuisce a creare una sorta di “poesia urbana”, fatta di fatica, sogni e desiderio di riscatto.
Il valore di una seconda possibilità
Nel film Rocky Balboa, la storia affronta anche il tema del tempo che passa. Il protagonista è ormai avanti con l’età, ma sente ancora il bisogno di mettersi alla prova. Il film suggerisce che la determinazione e il desiderio di dare un senso alla propria vita non hanno scadenza.
In sintesi, per Sylvester Stallone la saga di Rocky racconta soprattutto una storia di amore, orgoglio e riscatto personale, in cui la boxe diventa semplicemente il simbolo delle sfide che ognuno affronta nella propria vita.
Sylvester Stallone ha affermato che il personaggio di Rocky Balboa non è solo un ruolo, ma il riflesso della sua stessa vita, della sua lotta e della sua perseveranza. La storia di Rocky è nata con l’intento di ispirare le persone a credere in se stesse, trasformando le difficoltà in vittorie.

