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AGGRESIONE e NOZIONI DI DIFESA PERSONALE

NOZIONI DI AUTODIFESA

In questo breve articolo vado affrontare nozioni di difesa personale ma non mi soffermerò su tematiche specifiche.

Ho cercato di riportare delle linee guida generali per saperne di più su un argomento a mio avviso molto delicato e sottovalutato nei vari corsi.

L’aggressività è considerata un impulso istintuale (a livello ipotalamico) negli animali è legato alla sopravvivenza mentre nell’uomo è più un comportamento teso a fare male, sia fisicamente che psicologicamente.

Il dizionario, alla voce aggredire riporta: “scagliarsi su qualcuno con violenza”;” assalire”; “rivolgersi con parole offensive”.

Ovviamente, affinché ci sia un’aggressione, dobbiamo considerare la presenza di almeno due personaggi:

  • UN AGGRESSORE: l’individuo che, consapevolmente, mette in atto un comportamento aggressivo finalizzato a ledere l’altra persona;
  • UNA VITTIMA: l’individuo che subisce l’atto aggressivo.

Principali categorie di comportamenti violenti

I comportamenti violenti che possono indurre ad uno scontro fisico possono essere suddivisi in 4 categorie principali:

  • PAURA: è quella forma di violenza scaturita da una persona che si sente minacciata da una situazione, da un singolo o da un gruppo di individui.

Solitamente è una reazione a degli stimoli che mandano la persona in uno stato di panico e scarsa lucidità mentale.

  • DELIRIO: la violenza di chi non percepisce limiti di alcuna natura (fisica, morale, sociale…).

Rientrano in questa categoria coloro i quali sono sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e/o alcool.

  • CAPRICCIO IRRAGIONEVOLE: violenza provocata in maniera “intenzionale”, basata su comportamento irragionevole auto-alimentante (possibile sindrome psicotica).

È una delle situazioni più difficili in cui trovarsi. In questo caso è consigliabile:

        • cercare di togliere “l’innesco emotivo” all’aggressore;
        • tentare di far capire all’opponente che il suo comportamento e le sue richieste non verranno soddisfatte e tollerate ulteriormente.
  • CRIMINALE: violenza usata a livello coercitivo per ottenere qualcosa da qualcuno.

Differenti tipologie di aggressione

Le differenti tipologie di aggressione possono essere distinte in sei grandi categorie:

  • Aggressione verbale;
  • Aggressioni da parte di ubriachi o drogati;
  • Aggressione a scopo di rapina;
  • Aggressione a scopo sessuale;
  • Aggressione finalizzata a procurare danno fisico alle persone;
  • Aggressione da parte di un branco.

Un buon addestramento dovrebbe permettere di riconoscere, con buona approssimazione, le intenzioni di un potenziale aggressore e quindi riuscire ad organizzare una forma di difesa idonea alla situazione. Tutto ciò permetterà di ridurre al minimo i danni e i pericoli per sé stessi e gli altri.

 

Allerta mentale

Un’altra tematica molto importante nell’ambito delle aggressioni è senza dubbio l’allerta mentale.

Prestare attenzione a ciò che ci circonda facendo diventare la cosa una vera e propria forma mentale è molto importante quando si parla di sicurezza, sia in ambito stradale che casalingo.

 

Non badare a quel che avviene attorno a noi ci rende passivi di fronte alla possibilità di percepire in tempo quei segnali e dettagli comportamentali che potrebbero essere premonitori di situazioni a rischio, di eventi improvvisi e violenti.

I livelli di attenzione

Sono conosciuti quattro livelli di attenzione

LIVELLO BIANCO: è lo stato di naturale rilassamento.

LIVELLO GIALLO: lo stato generale della persona è rilassato, ma si è consapevoli del posto in cui ci si trova e di quel che si sta facendo, pronti a qualunque cosa potrebbe succedere. È la condizione mentale in cui dovremmo trovarci sempre.

LIVELLO ARANCIONE: è una condizione di allarme specifico. In queste circostanze, ci si prepara ad affrontare vere e proprie situazioni di pericolo e si cerca di valutare con attenzione le possibili vie di fuga.

LIVELLO ROSSO: c’è un attacco in corso. In questa fase, per salvarsi, non si può fare altro che combattere o scappare.

Prevenzione

La migliore forma di autodifesa è, senza ombra di dubbio, quella di evitare di trovarsi nella situazione di doversi difendere.

Ogni scontro, voluto o non voluto, porta sempre a conseguenze fisiche, legali, psicologiche, etiche.

Per questo motivo è fondamentale ricordarsi che la prevenzione è la prima forma di autodifesa da mettere in atto e per questo motivo deve diventare un vero e proprio “status mentale”.

 

A volte basta poco per prevenire possibili soluzioni spiacevoli:

  • evitare posti malfamati, luoghi appartati, giardini o aree scarsamente illuminate;
  • chiudere le portiere della macchina quando si è fermi ad un semaforo o in un parcheggio poco illuminato, non tenere oggetti di valore su cruscotto e sedili;
  • in casa, oltre a chiudere la porta a chiave, fare attenzione a quando si rientra la sera e così via.

Troppo spesso si verificano delle omissioni nella “lettura” della situazione, del contesto, della relazione, che possono portare l’individuo a trovarsi facilmente in contesti spiacevoli in grado di degenerare repentinamente.

Una volta presi alla sprovvista è facile farsi travolgere dalla paura e dalla tensione del momento perdendo quindi la possibilità di disinnescare una “escalation” o un meccanismo di “opportunità favorevoli” all’aggressore stesso.

La realtà è che a volte veniamo aggrediti proprio per superficialità, per distrazione, per sottovalutazione del luogo e della persona che abbiamo davanti ed in primis perché da un punto di vista comportamentale, psicologico ed emotivo, non siamo stati in grado di gestire la situazione.

Distanza di sicurezza

Aggressione. Le Fasi

Di norma, nel comportamento umano esistono aspetti rituali che accompagnano o precedono un atto di violenza, delle vere e proprie fasi che conducono al fenomeno aggressivo:

  • Fase visiva;
  • Fase verbale;
  • Presa di contatto;
  • Combattimento vero e proprio.

Distanza di Sicurezza

Come già detto precedentemente, la prima cosa da fare è valutare la situazione; ci sono aggressioni ed aggressioni, così come ci sono aggressori ed aggressori. Un automobilista irritato per la lunga giornata di lavoro non può essere messo sullo stesso piano di un rapinatore in cerca di una vittima.

La DISTANZA DI SICUREZZA è un elemento fondamentale.

Nella normale dinamica dell’aggressione, è sorprendente come l’aggressore riesca ad avvicinarsi alla vittima con facilità, senza che quest’ultima faccia qualcosa per impedirlo.

Come negli sport da combattimento la distanza è un “elemento portante” per stabilire le idonee azioni offensive, così, nella difesa personale, serve per gestire la situazione e organizzare un’opportuna difesa.

II motivo per cui molte persone vengono sopraffatte con facilità durante un’aggressione non è solo a causa di una inadeguata preparazione fisica e psicologica, ma è dovuto anche ad una scarsa dimestichezza delle opportune “valutazioni tattiche” da mettere in atto in determinate circostanze.

Quando parliamo di distanza di sicurezza dobbiamo immaginarci di erigere intorno a noi un “muro immaginario” che nessuno deve oltrepassare senza il nostro consenso.

Superata la nostra recinzione, uno sconosciuto può diventare potenzialmente molto pericoloso.

Affinché possa essere definita “di sicurezza”, la distanza dal mio opponente dovrà essere di circa 150 cm; nei casi limite, potrà essere pari alla lunghezza della nostra gamba stesa in avanti.

Sotto i 50 cm (“area interpersonale”) il corpo umano ha il difetto della lentezza delle reazioni, di conseguenza, da questa distanza, chi prende l’iniziativa di colpire ha grosse chance di riuscire senza poter essere fermato in tempo.

Aggressione. Tipi di azioni

Un’azione aggressiva può avvenire:

PER ONORE (AGGRESSORE A CALDO): un prepotente, un marito tradito dalla moglie, un bullo. Di solito aggredisce in maniera vistosa, insultando, usando un tono di voce alto.

PER INTERESSE (AGGRESSORE A FREDDO): uno scippatore, un criminale, un rapinatore. Assale per denaro, automobili, gioielli, oggetti di valore.

Tra le due tipologie di aggressore il più pericoloso in assoluto è colui che aggredisce per interesse perché non attira l’attenzione, è subdolo, cerca di passare inosservato, non mostra segni esteriori ed emozioni particolari. Di solito tenta di avvicinarsi alla vittima usando atteggiamenti che hanno il compito di sviare le sue intenzioni, per esempio chiedendo l‘ora, una via, qualche spicciolo…

Se un tipo sospetto si avvicina usando un dialogo o una distrazione (ad esempio chiedere una sigaretta insistentemente), la mossa più opportuna è mantenere la giusta distanza di sicurezza con un ATTEGGIAMENTO ASSERTIVO.

Indietreggiare in maniera scomposta è sintomo di paura e questo potrebbe alimentare l’intento di aggredire da parte del malvivente ma, come detto, non si può nemmeno permettere che il malintenzionato entri nella nostra area sicura. Si deve proteggere la distanza indietreggiando due o tre volte (mantenendo una tecnica posturale idonea) ma non di più, così da lanciare, in primis, il messaggio di non volere problemi tentando subito una de-escalation, facendo capire però che siamo pronti allo scontro.

Se di fronte al pericolo si ha la possibilità, la prima cosa da fare è allontanarsi; se non si può scappare, è consigliabile tentare di risolvere “con le buone” la minaccia; se anche questa opzione si rivela fallimentare l’unica cosa da fare è affrontare l’aggressore.

Comportamento assertivo

Di fronte ad un imminente conflitto verbale o fisico, spesso e volentieri, l’accettazione di un ruolo complementare (“non voglio combattere”) non è sufficiente ad evitare il peggio.

Una cosa però è certa, stabilire una relazione di tipo simmetrico (“sono io il più forte”, “No, sono io”) provocherà una escalation che porterà i due contendenti ad uno scontro certo.

 

Ognuno di noi possiede un carattere ben preciso che ci contraddistingue.

 

Categorie comportamentali

Per semplificare la cosa cataloghiamo gli individui in tre grandi categorie comportamentali e comunicative:

TIPO PASSIVO: persone portate a “subire” gli altri, non abituate a reagire, a far valere le proprie convinzioni. Di solito dimostrano sottomissione, condiscendenza, non sono propositive. In situazioni poco piacevoli manifesteranno una “resistenza passiva”, comportamento che incoraggerà l’aggressore a perseguire nel suo intento (una donna che, terrorizzata, mostra condiscendenza di fronte al suo stupratore, magari avrà salva la vita, ma certamente non eviterà la violenza).

TIPO AGGRESSIVO: persona non particolarmente incline ai compromessi, che tende a prevalere, a dominare e comandare sulle altre, animata dal desiderio di far valere il proprio punto di vista senza valutare quello altrui. Chi è abituato a questi comportamenti è particolarmente esposto all’eventualità di trovarsi in situazioni poco piacevoli, in particolar modo quando si trova davanti qualcuno più aggressivo. In queste circostanze l’escalation è assicurata, a meno che uno dei due contendenti si ritiri prima, e condurrà certamente ad uno scontro.

TIPO ASSERTIVO: persona ragionevole, in grado di rispettare gli altri facendo comunque valere le proprie convinzioni. Questi individui sanno farsi valere senza però sottomettere gli altri; non aggrediscono, non umiliano e cercano di gestire in modo costruttivo le divergenze. Di fronte a situazioni di emergenza cercano di placare l’escalation mantenendo comunque un atteggiamento fermo e deciso.

In una situazione
di rischio fisico, adottare un comportamento assertivo ci darà certamente
maggiori probabilità di evitare lo scontro è portare a casa la pelle”.

Nell’impostazione
di una corretta difesa, occorre valutare sia le parole, sia i segnali del
corpo.

Infatti, alcuni
comportamenti comunicativi, sono da evitare assolutamente.

È importante
ricordarsi sempre che, malgrado non si debba mostrare una passività fisica e
comunicativa, ogni reazione deve essere intelligente e realmente utile.

 

 

Incattivire il mio opponente non ha senso ;-)

I comportamenti per gestire un’aggressione

È utile ed importante cercare di:

MANTENERE LA DISTANZA DI SICUREZZA (nei limiti del possibile).

MANTENERE UNA CORRETTA POSTURA: stare ben eretto ma non proteso in avanti, mantenere le spalle larghe, essere rilassato ma pronto al movimento.

USARE UN TONO DI VOCE PACATO ED UNIFORME: alzare il timbro vocale stimolerà un picco adrenalinico nel mio aggressore aumentando la sua eccitazione. Evitare anche di rallentare la cadenza delle parole, spesso infatti è un’azione interpretata come inizio di un attacco fisico.

USARE UN’ESPRESSIONE DEL VISO ATTENTA MA NON ACCIGLIATA, NON MINACCIOSA: se possibile, mostrare uno sguardo sereno, aperto verso l’opponente (cercare di gestire il più possibile la tensione).

USARE UN CONTATTO DIRETTO CON L’INTERLOCUTORE: chi ha paura tende ad abbassare lo sguardo. Ricordarsi però di non usare uno sguardo inquisitorio.

GESTIRE MA NON IN MANIERA ECCESSIVA: una gestualità usata in maniera intelligente serve per distrarre il malintenzionato e darci un’immagine di tranquillità.

SFRUTTARE LA SITUAZIONE A NOSTRO VANTAGGIO CERCANDO UNA VIA DI USCITA: comunicare con l’opponente senza lasciarsi trasportare dal proprio EGO. Saper mettere da parte l’orgoglio per difendere la propria persona o qualcuno in nostra compagnia. Ad esempio: “stavi guardando la mia donna” “si, hai ragione, scusami. L‘avevo scambiata per mia cugina” …

Comportamenti da evitare

Allo stesso modo, dovrò evitare di:

  • offendere
  • insultare e mortificare
  • alzare la voce
  • essere arrendevole
  • dimostrare paura, sconforto
  • fare male senza portare a termine l’azione

Con questi ed altri comportamenti finirei solo con il peggiorare la mia condizione aumentando l’aggressività del mio avversario.

Ovviamente, essere pacati e lucidi di fronte ad un aggressore che ci minaccia, davanti ad uno stupratore o addirittura davanti ad una persona armata non è facile o istintivo. Ci vuole una corretta, lunga e faticosa formazione.

Un buon addestramento è infatti in grado di farci immagazzinare un comportamento assertivo da utilizzare in molteplici situazioni: dal lavoro ad un contesto di pericolo.

Tuttavia, un’aggressione non è solo un evento violento ma, spesso, è anche molto rapido nella sua evoluzione. A volte non si ha il tempo di parlare ma solo di agire. È chiaro quindi che non è sempre possibile proteggersi cercando di dissuadere e calmare l’avversario. In alcuni casi sarà necessario reagire immediatamente pur mantenendo un buon controllo emotivo.

 

La capacità di improvvisazione è una risorsa fondamentale per cavarsela in situazione difficili.

PAURA, saperla gestire

Un soggetto in condizioni di particolare stress o tensione emotiva, di fronte ad una improvvisa e forte paura, attiva quello che viene definito “pensiero emotivo”. In questa fase sono interessate le aree cerebrali del sistema limbico e dell’amigdala che danno risposte comportamentali immediate e semi-coscienti (bypassando la neocorteccia) ed offrono una condizione di ipervigilanza.

Questa è una condizione istintiva, orientata verso un’azione immediata, che vede l’individuo “controllato dalle emozioni”.

La paura è una condizione naturale, per questo è importante accettarla e imparare a gestirla.

Saper controllare la propria paura è più importante che possedere un vasto background tecnico nelle arti marziali e discipline di combattimento.

È riportato che molti atleti forti sul ring non sono poi riusciti a difendersi per strada, malgrado avessero di fronte opponenti privi di esperienze marziali.

Questo perché la mancanza di una preparazione nella difesa stradale e l’adrenalina sviluppata in quel momento li ha notevolmente penalizzati, rendendoli incapaci di affrontare la situazione.

Di solito il nostro cervello, in una condizione non abituale come un pericolo improvviso o una situazione repentina non usuale è come se si paralizzasse, se andasse in tilt.

L’importanza dell Training

Per questo motivo è importante allenarsi in modo costante sviluppando quella che viene definita una “memoria muscolare” (rafforzamento stimolo-risposta).

Questo perché il mio cervello e i miei muscoli hanno registrato e memorizzato tali movimenti e sono pronti a riprendere tutte le informazioni e le connessioni dimenticate, una volta che si ristabiliscono le stesse condizioni esterne.

Farsi travolgere dalla paura, per strada, può voler dire perdere ancor prima di cominciare.

Un buon corso di arti marziali prepara gli studenti simulando situazioni pericolose e sottoponendo i ragazzi a condizioni di stress; non vanno ovviamente tralasciate la preparazione fisica e la cura di un ampio bagaglio tecnico.

Saper utilizzare, con cognizione di causa, il proprio corpo in condizioni di stress estremo è fondamentale ai fini di una buona difesa personale.

Conclusioni

So che è stato un argomento lungo e ancora una volta senza parlare di tecnica.

Come vedete ci sono diverse cose da tenere in considerazione quando si parla di combattimento reale per la difesa.

Come ho scritto, possiamo essere esperti combattenti in una palestra o campioni di arti marziali, ma affrontare un’aggressione è un’altra cosa.

Non è un caso che le forze speciali siano addestrate in condizioni di stress specifiche.

Chi addestra un militare non ha anni di addestramento a disposizione e deve forgiare un guerriero in pochi mesi/settimane per fare la differenza tra la vita e la morte.

Il militare può sembrare un esempio estremo ma purtroppo gestire un’aggressione non è uno scherzo e per questo mi piace distinguere tra corsi di autodifesa e corsi di Combattimento Reale.

In questo articolo abbiamo visto una panoramica della maggior parte degli elementi da considerare, creerò articoli più specifici nel tempo ma credo sia importante dare subito un’impronta al blog che, come scritto qui, nasce per trattare la parte nascosta dell’autodifesa. Per evidenziare quegli argomenti che spesso vengono trascurati in un corso standard o nei vari video disponibili in rete.

Spero che l’articolo sia stato di vostro gradimento, fatemi sapere la vostra opinione in merito.

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