Vai al contenuto
Home » JEET KUNE DO, COSA È

JEET KUNE DO, COSA È

Bruce Lee

COSA È IL JEET KUNE DO

Non posso evitare di dedicare il secondo articolo del blog ad una prima introduzione del Jeet Kune Do (JKD).

Il JKD e’ il metodo di combattimento creato da Bruce Lee, ritengo pero limitativo consideralo solo un metodo di combattimento.

Siamo negli anni…’60 quando Bruce Lee arriva in America. In Cina era considerato un buon combattente ed era abituato alle risse da strada. In America Bruce scopre varie forme di combattimento, gli Americani sono più grossi di lui… Il suo Wing-Chung rischiava di non essere efficace.

Il Jeet Kune Do nasce per il combattimento reale attraverso lo studio del combattimento in tutte le sue forme, permettendo di adattarsi a qualsiasi situazione.

Il JKD non può essere classificato come uno stile di Arti Marziali essendo uno stile senza stile, per questo è per me più una filosofia di combattimento.

Al contrario delle arti marziali classiche dove ogni tecnica è codificata, il Jeet Kune Do consente di imparare a gestire l’imprevedibilità del combattimento, reale o sportivo. (Vedi qui)

 

JKD in breve

Nel JKD prevale lo studio del combattimento in piedi utilizzando arti superiori e inferiori per sferrare percosse con pugni calci, colpi a mano aperta, gomiti, ginocchia e ogni parte del corpo atta a offendere e difendere.

Viene sviluppata lo studio del Trapping, originario del Wing Chung, che e’ una tecnica di combattimento atta al controllo e all’intrappolamento dell’avversario nella corta distanza permettendo di combattere in spazi stretti o quando l’avversario è troppo vicino per sfruttare colpi lunghi quali pugni e calci.

Jeet Kune Do è anche Grappling, con il quale viene completato il bagaglio tecnico che consente di confrontarsi nella lotta, proiettando e sfruttando le articolazioni per sottomettere l’avversario.

il footwork, o gioco di gambe, ha un ruolo importante dato che permette di muoversi in combattimento in modo semplice ed efficacie gestendo le distanze con l’avversario, cercando la situazione migliore per sferrare ed evitare colpi.

JKD – The main themes

I temi principali su cui si basa il Jeet Kune Do sono:

  • VELOCITÀ
  • DISTANZA
  • TEMPO
Bruce Lee

la corretta gestione di questi tre elementi formano un combattente in grado di adattarsi e affrontare le molteplici situazioni del combattimento.

Il Jeet Kune Do prevede un intenso lavoro fisico per migliorare il proprio corpo potenziamento muscolare, lavoro aerobico, miglioramento della flessibilità e della velocità del corpo per essere dei combattenti più forti e resistenti.

Con l’evolversi delle Arti marziali moderne oggi e’ difficile capire l’enorme lavoro rivoluzionario fatto da Bruce Lee. Bisogna proiettarsi negli anni 60 quando le Arti Marziali conosciute erano quelle tradizionali, di cui ho parlato qui (link), tra cui la Boxe e quando gli asiatici non erano ben visti nel Nuovo Continente.

Lee fu tra i primi a studiare i metodi di combattimento in maniera pratica per il combattimento reale allo scopo di creare i principi per lo sviluppo di un metodo personale di combattimento.

Ce chi attribuisce a Bruce Lee la nascita delle MMA e delle Arti Marziali moderne.

 

Prendendo spunto da un articolo che scrissi qualche anno fa dopo aver assistito ad una lezione di difesa personale di Jeet Kune Do vediamo un più dettagliatamente i principi di questa filosofia.

 

In quella occasione mi resi conto di quanto spesso vengano trascurati i principi base di questa FILOSOFIA.

Cosa è il Jeet Kune Do

Spiegare il Jeet Kune Do non è semplice e non basta un articolo. Non basta aver studiato con uno studente di Bruce Lee per capire la grandezza di questo metodo di combattimento. Nel corso della sua breve vita Bruce Lee ha iniziato un percorso che non possiamo sapere come e quando sarebbe finito.

Per capire il JKD occorre avere una visione globale, come con un puzzle bisogna unire i vari pezzetti, cosa che ha fatto molto bene Tommy Gong nel libro “Bruce Lee – The evolution of a Martial Artist”

Bruce Lee
TAO

Il Jeet Kune Do contiene dei principi applicabili a qualunque disciplina da combattimento.

Il JKD nasce per rendere il proprio stile di combattimento più efficace come mostrato in questi video che creai una decina di anni fa e che mostrano la differenza tra il metodo di difesa tradizionale e quello semplice del JKD

 

Se sei curioso di saperne di più ed hai la pazienza di leggere di seguito analizzo alcuni dei principi portanti. 

Buona lettura

Non Stile e Liberta di espressione – Unico Stile nessun stile

Quindi “posso fare quello che mi pare”?

NO!

Non stile sta a significare che il combattente non deve legarsi ad uno stile e a movimenti stabiliti ma esprimere la propria creatività. Questo vuol dire che non bisogna pensare con la mentalità del pugile, del karateka, del praticante di Savate, di kick o thai ma bisogna essere in grado di essere il tutto ed il niente allo stesso momento.

Per essere liberi da schemi è necessario avere una conoscenza del DNA dei vari stili di combattimento senza però legarsi a nessuno di essi, bisogna essere in grado attraverso l’esperienza e la guida del proprio allenatore di cucirsi il proprio stile di combattimento, questo non vuol dire non seguire dei principi.

L’artista del Jeet Kune Do è un marzialista eclettico difficile da interpretare in grado di adattarsi alle varie situazioni grazie al fatto di non appartenere a nessuna pratica definita.

 

Non essendoci uno stile codificato ogni atleta dovrebbe trovare il proprio metodo.

Non Convenzionale

Uno dei principi che negli anni ha creato grossa confusione facilitando il proliferare di corsi di Jeet Kune Do giustificati dal “metto insieme un po’ di tecniche e faccio quello che voglio”.

Ritengo che Bruce Lee quando parlava di essere Non Convenzionale intendesse dire sorprendere l’avversario facendo qualcosa di non codificato ed inaspettato.

Non dimentichiamoci che quando nacque il JKD esistevano solo gli stili tradizionali caratterizzati da staticità e movimenti per schemi. (es: lui attacca cosi e allora io devo fare questo). Per Bruce non doveva esistere un’unica risposta ad un attacco ma bisognava essere dinamici e creativi, amava sorprendere i propri sfidanti facendo cose nella sua semplicità diverse.

 

Dopo l’avvento di Lee le discipline tradizionali sono state contaminate dalla filosofia del JKD subendo cambiamenti.

Cura della tecnica eliminando il superfluo – Semplicità ed economia del movimento

Le nostre armi nel combattimento reale sono innanzitutto date dal nostro corpo.

Occorre ripetere centinaia di volte anche la tecnica più semplice (es. il diretto) per capirne le varie sfaccettature, i punti deboli ed i punti forti.

Bisogna essere in grado di non coinvolgere i muscoli antagonisti ed eliminare i movimenti superflui per rendere il movimento più veloce possibile. Lo specchio, o la telecamera, sono ottimi strumenti che abbiamo a disposizione dato che ci permettono di vedere il modo in cui ci muoviamo e correggere ogni piccolo errore.

 

L’artista del Jeet Kune Do è un perfezionista che cura ogni dettaglio dei sui movimenti per renderli più efficaci. Bruce Lee ripeteva centinaia di pugni ogni giorno eppure sapeva cosa fosse un pugno.

Essere diretti

I miei colpi devono eseguire traiettorie dirette, lineari.

I colpi devono avere una partenza A ed una linea di arrivo B senza passaggi ulteriori (C).

Molto spesso si vedono dare pugni con rotazioni della spalla il che porta ad alzare il gomito, a scoprire il fianco ma soprattutto a rallentare l’azione eseguendo traiettorie più lunghe.

 

I colpi devono partire dalla posizione di guardia, arrivare al bersaglio muovendosi linearmente e tornare seguendo la stessa traiettoria. Questo evita inutili sprechi di tempo ed energia dando ai colpi una maggiore potenza essendo più veloci.

Guardia

Non bisogna mai dimenticare che chi pratica il combattimento reale (da strada) si sta’ allenando per affrontare un a eventuale aggressione stradale e non sta allenandosi per montare in una gabbia o un ring con tanto di protezioni ed un arbitro pronto ad intervenire.

Nella strada chi vi aggredisce userà il proprio corpo o qualunque corpo contundente potrà capitarli tra le mani.

La guardia in queste situazioni è fondamentale in quanto non potrà essere troppo vicino al nostro corpo, questo ci impedirebbe di intercettare l’attacco in tempo esponendo il nostro corpo e la nostra testa. Le mani nude sono molto più piccole rispetto a quando protette da guantone (hanno un maggiore potere penetrante) se tenessimo la guardia molto vicino rischieremo che il colpo dell’avversario abbia più probabilità di arrivare a segno, inoltre anche eventuali colpi sulla nostra guardia creerebbero uno shock per contraccolpo.

La guardia dovrà essere leggermente avanzata, saremmo più vicini alla fonte di attacco allontanando le nostre aree più vulnerabili.

Nella guardia del JKD si tende ad avere una posizione non convenzionale in quanto (contrariamente alla boxe) il nostro arto più forte è avanzato (se siete dx terremo una guardia dx). La nostra arma più forte sarà maggiormente vicina alla fonte di attacco pronta a difendere o a offendere.

 

La posizione delle gambe dovrà essere il più naturale possibile (normalmente la distanza di un passo) ottimale per essere sempre in equilibrio e stabile ed allo stesso tempo per garantire velocita di movimento e mobilità. Il peso distribuito sull’avampiede.

Gestione della distanza

Muhammad Ali - cassius clay
Muhammad Ali - cassius clay

“Vola come una farfalla, pungi come un’ape”

Imparare a gestire la distanza è un principio fondamentale per chi pratica il Jeet Kune do.

Bruce Lee diceva che bisognava riuscire a trovare il bersaglio senza essere un bersaglio. Per fare questo occorre che il nostro corpo e le nostre gambe siano sempre in movimento.

Il movimento di piedi fece la differenza con gli stili tradizionali, Bruce Lee introdusse nel suo bagaglio marziale il footwork prendendo spunto dalla Boxe ed in particolare dal grande Cassius Clay alias Muhammad Ali.

Lo stile di combattimento di Ali era incentrato su un notevole gioco di gambe, atto a consentirgli una elevata dinamicità, prontezza di riflessi nello schivare i colpi degli avversari (qualità che gli permetteva addirittura di combattere con la guardia perennemente abbassata) e velocità esecutiva nel finalizzare l’attacco

È indispensabile saper gestire le distanze con l’avversario in modo da essere sempre nella posizione utile a colpire, occorre la massima conoscenza delle nostre armi, dei nostri arti.

Nel movimento di busto e gambe dovrò sempre mantenere l’equilibrio.

Nel gestire la distanza è importante anche il lavoro dei fianchi.

Uso dei fianchi

Dire solo uso dei fianchi è riduttivo in quanto tutto il corpo deve essere coinvolto nel movimento di offesa (e difesa).

Per dare potenza ai nostri colpi occorre sfruttare i movimenti rotatori del nostro corpo.

Nelle discipline tradizionali si osserva un utilizzo limitato del corpo con una tendenza a dare potenza al colpo con il solo arto coinvolto. 

Questo è un principio spesso trascurato ed è facile vedere persone colpire senza sfruttare il movimento rotatorio del proprio corpo.

Questa limitazione nel praticante è ancora più evidente quando si tenta di tirare un calcio di qualunque tipo, se poi sono calci rotatori è impossibile non notare la totale mancanza di utilizzo della spinta data dalla rotazione del corpo.

È facile capire la correttezza del movimento semplicemente osservando i piedi. Se il peso e correttamente distribuito sull’avampiedi questi devono ruotare con il corpo.

 

Nell’esecuzione corretta di un qualsiasi attacco la spinta deve partire dal piede per passare ai fianchi ed infine esplodere nell’arto coinvolto (piede o pugno), le spalle si troveranno ruotate di circa 90° rispetto alla posizione iniziale. Questo processo è detto catena cinetica

Yin and Yang

Il mondo si regge sui due principi yin e yang;

Lo Yin e Yang sono opposti: qualunque cosa ha
un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può
essere completamente Yin o completamente Yang; essa contiene il seme per il
proprio opposto.

Lo Yin e lo Yang hanno radice uno nell’altro:
sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l’uno non può      esistere senza l’altro. Il giorno non può
esistere senza la notte.

Lo Yin e lo Yang diminuiscono e crescono: sono
complementari, si consumano e si sostengono a vicenda, sono costantemente
mantenuti in equilibrio. Però ci possono essere degli sbilanciamenti che creano
problemi.

Lo Yin e lo Yang si trasformano l’uno
nell’altro: lo Yin può trasformarsi nello Yang e viceversa. La notte si
trasforma in giorno; il calore in freddo; la vita in morte…Ma senza una netta
distinzione.  

Lo Yin (nero) e lo Yang (bianco) sono anche
detti “i due pesci Yin e Yang” (
陰陽魚), perché sono due
metà uguali con la maggior concentrazione al centro e sul rispettivo lato,
quando lo Yang raggiunge il suo massimo apice inizia inevitabilmente lo Yin. Si
pensi al giorno e la notte: quando il buio più totale è arrivato inizia la sua
discesa e lo Yang inizia la sua ascesa.

Lo Yin e Yang sono rappresentati dal Tao che
nella filosofia di Lee è stato modificato con l’aggiunta di due frecce a dare
il significato di continuità.

 

Le arti marziali cinesi si fondano sui
principi del Taosimo e il JKD non è immune. 

Wu Wei

Il Wu Wei (無為, 无为) è un importante precetto del Taoismo che riguarda la consapevolezza del quando agire e del quando non agire. Wu può essere tradotto come non avere; Wei con azione. Il significato letterale è quindi senza azione o meglio non azione. È parte fondamentale del paradosso Wei Wu Wei (azione senza azione, agire senza sforzo).

Lo scopo del Wu Wei è il mantenimento di un perfetto equilibrio, o allineamento con il Tao, e quindi con la natura. Noi occidentali lo sintetizziamo con il termine sensibilità (tratto da Wikipedia)

Equilibrio

Altro pilastro di un buon combattente è il senso di equilibrio.

 

Come già detto in precedenza bisogna essere in grado di essere mobili, pronti all’attacco ed alla difesa riuscendo a mantenere il nostro corpo sempre in perfetto equilibrio.

Trapping

Bruce Lee and Ip Man
Bruce Lee and Ip Man

Il trapping ha origine nel Wing Chun (del quale Bruce Lee era un ottimo praticante, allievo del Maestro Ip Man).

È utile nella distanza ravvicinata ed ha lo scopo di intrappolare l’avversario.

È un passaggio immediato dalla media distanza al grappling (o lotta).

Nel trapping vengono fuse armoniosamente tecniche di intrappolamento, nella quale vengono inferti colpi di percussione, leve articolari, sbilanciamenti, e proiezioni.

Il trapping è un ottimo strumento per migliorare l’equilibrio, la distanza, la sensibilità.

Un buon allenatore deve riuscire a trasmettere l’importanza della sensibilità, dello Ying e Yang.

Conclusione

Ehi che bravo sei arrivato fino a qui!

Come hai visto ho parlato di cosa è il Jeet Kune Do senza mostrare tecniche ma solo concetti, questo è quello che rende questo metodo di combattimento una filosofia più che uno stile marziale.

Questo è quello che pero ha creato anche grande confusione e mistero dopo la morte del suo fondatore, per tale motivo si è iniziato a parlare di Original e Concept, ma affronteremo questo argomento in un successivo post.

 

Riassumendo quindi i principi su cui si basa la filosofia di combattimento di Bruce Lee sono:

  • Non Stile – Unico Stile nessun stile
  • Non convenzionale
  • Semplicità ed economia del movimento
  • Diretti
  • Guardia
  • Distanza
  • Uso dei Fianchi – Catena cinetica
  • Yin e Yang e Wu Wei
  • Equilibrio
  • Trapping

Queste righe hanno semplicemente lo scopo di essere una guida introduttiva al complesso mondo della filosofia del combattimento reale analizzata da Bruce Lee…

…presto nuovi approfondimenti

 

 

Walk on e buona pratica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *